Terra incognita

Solo show  in Rome, Opening September 21, 2018

Hier ein Video mit einem Gang durch die Ausstellung

                  

               

you see some of the works of the exhibition

Italiano

“l’uomo verde è davvero arrabbiato” … con questo lavoro inizia la mostra, ed è quasi un manifesto. Questa personale ha soprattutto a che fare con la nostra relazione con la natura. Marina Buening trova un importante punto di riferimento nel lavoro di Albrecht Dürer (great piece of turf). Si tratta di uno studio su un insieme apparentemente disordinato di erbe selvatiche, tra cui cicoria e piantaggine. L’autore si mette allo stesso livello delle piante, che non sono niente di speciale, semplici erbe selvatiche. Si tratta forse di una ricerca delle forze nascoste della natura?

Marina ricerca anche la “terra incognita”, un luogo ancora sconosciuto di cui non esiste una mappa. Una terra da esplorare, che richiede il coraggio di entrare nell’ignoto. Forse lì potremmo incontrare “un buon posto per morire”, una delle grandi installazioni di questa mostra, composta da ossa e erba che cresce lentamente, o scopriremo “com’è profondo il mare”, la seconda grande installazione.

Marina gioca nelle sue foto e stampe con la bellezza arcaica della natura ma anche con la minaccia delle zone selvagge. C’è speranza se abbiamo il coraggio di entrare nelle nostre zone selvagge interiori, di modo che l’esterno diventa meno minaccioso e vi troviamo nuovamente vita. Questo è ciò che succede nelle stampe: quella parte di noi minacciata dal nostro stile di vita, cerca di ritrarsi e fuggire in luoghi inaccessibili. Il Caos e le emozioni possono essere attraenti, ma al contempo ci spaventano. Marina offe al pubblico la possibilità di entrare in sé stessi e chissà, un leone o un unicorno potrebbero saltarne fuori.

E alla fine l’”uomo verde” potrebbe non essere più così arrabbiato.

English

The exhibit called Terra Incognito (Unknown Land) is about man’s relationship to nature and begins with the work, “The Green Man is Very Angry,” almost as a manifest.

Buening finds a notable reference point in the work of Albrecht Dürer (Great Piece of Turf, 1503), which is a study of a seemingly unordered group of wild plants. The artist put himself nearly at the same level of the plants, which are not very prestigious but simple herbs. Perhaps a search for the secret forces of nature?

Buening also looks for the land we don’t know yet and of which we don’t have a map, a land we want to explore and take risks to enter. Perhaps we may find there “A Good Place To Die,“ a large installation made with bones and grass slowly growing. Or we can explore “Com’è Profondo Il Mare,” (How Deep the Sea is), another large installation.

Her prints and photos play with the archaic beauty of nature but also with the threat of entering the wilderness. But there is hope. If we have the courage to enter the wilderness inside ourselves, then the outer wilderness becomes less frightening and we will find some life again.

This is what happens in the prints. The part of yourself, which has been threatened by our lifestyle, tries to withdraw and hide in the deep wilderness. Chaos and emotions may be attractive, but at the same time are frightening. So, she offers the public the opportunity to enter themselves and you never know – perhaps a lion, a deer or a unicorn may jump out of it. In the end, the “Green Man” might release a bit of his anger.